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KURUMUNY EDIZIONI - DETTAGLIO RASSEGNA STAMPA:

Quaderni di CINEMASUD, 01-02-2006
Carmela Bavota
Stendalì

Nel segno di Pasolini – che ne scrisse il testo – e in occasione del trentennale della sua scomparsa torna Stendalì, il cortometraggio del 1960 di Cecilia Mangini che uno dei critici cinematografici più illustri dell’epoca, Pietro Pintus, non esitò a definire “opera di poesia realistica”. Lo propone, in un’agile quanto completa operazione multimediale (libro + cd) la giovane casa editrice Kurumuny di Calmiera (Lecce), a firma di Mirko Grasso, studioso di cinema e letteratura contemporanea, già autore dell’interessante Pasolini e il Sud, pubblicato nel 2004 dalle Edizioni del Sud (vedi “Quaderni di Cinemasud” n.1, 2006). E Stendalì - che nel dialetto della Grecìa salentina significa “suonano ancora” – rimane uno dei risultati più felici di quella che Goffredo Fofi, nell’introduzione, classifica come “area documentaria pasoliniana”, comprendente le sue inchieste cinematografiche, il contributo di sceneggiatore e i testi per documentari di altri registi, “primi fra tutti quelli di Cecilia Mangini sulle periferie romane e sul Sud”: e il caso di Ignoti alla città (1958), La canta delle marane (1960) e, nello stesso anno, Stendalì, che ritrae su pellicola un lamento funebre contadino di origini antichissime, sopravvissuto nel Salento fino a tutti gli anni Sessanta. Spiega Mirko Grasso: “Il testo delle lamentazioni salentine, cantato dalle donne di Stendalì è interpretato nel filmato dall’attrice Lilla Brignone, viene tradotto da Pier Paolo Pasolini, che coglie e mette in evidenza la struttura a piramide dei canti di morte”. II pregio di questa operazione editoriale consiste non solo nel riproporre in dvd un importante documentario (con un’analisi del contenuto specifico di Stendalì e un’ampia intervista a Cecilia Mangini) ma anche di ricostruirne il contesto culturale, alla luce degli studi etnografici di Ernesto de Martino (e all’opera dei registi “demartiniani”, come Giuseppe Ferrara, Luigi Di Gianni, Lino Dal Fra, Cecilia Mangini, Michele Gandin, Gianfranco Mingozzi, Libero Bizzarri, Gabriele Calmieri, Mario Gallo, Fiorenzo Serra, Giorgio Turi, è dedicato nel libro un rigoroso saggio di Gianluca Sciannameo) e della tensione meridionalista che anima tra gli anni ’50 e ’60 la parte più avanzata del cinema e dell’intellighenzia in Italia, dando vita a un legame fortissimo – e mai più eguagliato, come ricorda Fofi – tra cinema e conoscenza.
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