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KURUMUNY EDIZIONI - DETTAGLIO RASSEGNA STAMPA:

Barisera, 05-11-2007
Gilda Camero
Scoprire l'Italia con inchieste e documentari

Scoprire l’Italia. Quella degli anni ’50, quella del dopoguerra, con gli occhi di autori, scrittori, giornalisti e registi. E’ il Bel Paese narrato in storie e immagini, un paese che rivela la sua faccia e lo fa nei documentari e in quel giornalismo sociale e di ricerca sempre più raro oggi. E’ il ritratto di quell’Italia e soprattutto del Sud (non dimentichiamo che la questione meridionale è stata per anni al centro del dibattito politico) che affiora chiaramente nell’interessante libro di Mirko Grasso, appena pubblicato nelle edizioni Kurumuny, Scoprire l’Italia, che tratteggia il clima culturale e politico di quegli anni così come veniva fuori nelle inchieste e nei documentari del tempo. Una vera full immersion in un’epoca in cui il Sud esplode come “caso di interesse nazionale” grazie ad un’opera come Cristo si è fermato ad Eboli di Carlo Levi che si affianca a La questione meridionale di Gramsci (che poneva come soluzione la lotta di classe guidata dagli operai) e gli interventi di Gaetano Salvemini. In questo viaggio ritroviamo Sereni, deputato comunista che scrisse nel ’48, anno dell’attentato a Togliatti, Il Mezzogiorno all’opposizione, ipotizzando che dopo la cacciata della sinistra dal governo il sud avesse perso qualsiasi forma di riscatto, mentre Gullo, Ministro dell’agricoltura aveva immaginato decreti che avrebbero migliorato le condizioni del Meridione. In questo scenario, per gli interessanti reportage e l’azione di critica, si pone Il Mondo fondato da Mario Pannunzio che si scaglia contro i poteri forti, anche quelli economici, il fascismo e il clericalismo. Sulle sue pagine troveranno forma compiuta analisi di grandi autori come Rossi che entreranno nel vivo del dibattito con i Libri del tempo di Laterza (sempre presente in questo volume per gli interessanti e numerosi carteggi con scrittori e giornalisti) “veri catalizzatori delle critiche laiche alla società lontana da immediati condizionamenti politici”. Gli anni ’50 si caratterizzeranno per la presenza sempre più ponderante della Dc, e per le lotte sindacali condotte da Di Vittorio. Aumentano le occupazioni delle fabbriche, così come ricorda Grasso: nel ’56 Kruscev denuncia i crimini di Stalin e per il Pci sarà un duro colpo. E’ in questo tempo, di grande trasformazione, che nasce la rivista Nuovi argomenti di Moravia e Carocci e i documentari che al Sud puntano su componenti arcaiche e misteriose (basti pensare a De Martino, alle opere di De Seta a Diego Carpitella a Gian Franco Mingozzi che aveva subito le suggestioni delle foto di Chiara Samugheo sul tarantismo e aveva poi realizzato Li mali mestieri inserito nel cd allegato alla pubblicazione) mentre nel Nord hanno sguardi urbani (per esempio Visconti nel suo Appunti per un fatto di cronaca). In particolare Grasso tratteggia il lavoro svolto da Franco Cagnetta per la Sardegna e di Danilo Dolci per la Sicilia, senza dimenticare il Tommaso Fiore di Un popolo di Formiche, raccolta di lettere inviate a La rivoluzione liberale di Gobetti che illustrano le condizioni della Puglia negli anni Venti. Accanto alla narrazione di un sud complesso e suggestivo pieno di povertà e di tradizioni millenarie, troviamo anche il ritratto dei minatori della Maremma toscana di Carlo Cassola e Luciano Bianciardi e soprattutto emergono figure fondamentali come Anna Garofalo che nel volume l’Italiana in Italia raccoglie le interviste tenute nella trasmissione radiofonica Parole di una donna (dal ’44 al ’52). In contemporanea un’altra donna Maria Giacobbe raccoglie riflessioni sulla scuola pubblica sarda così come Anna Maria Ortese in Silenzio a Milano (Laterza, 1957) ricostruisce il clima che ritroviamo in Rocco e i suoi fratelli sempre di Visconti. E’ la periferia, le sue contraddizioni, i suoi casermoni popolari, la precarietà del lavoro che viene raccontata da loro come da Pasolini, forse il più grande intellettuale che il nostro Paese abbia avuto per la capacità di interpretare la realtà e prevederne sviluppi futuri e Vasco Patrolini (chiaramente per il cinema i riferimenti sono al neorealismo). Alla fine degli anni ’50 un’altra opera è importante quella di Giovanni Carocci sulla Fiat pubblicata su Nuovi argomenti, preceduta da Operai del Nord di Edio Vallini. L’ultimo capitolo del libro, che si apre con una esaustiva introduzione di Callisto Cosulich, è dedicato, come l’intero volume a Lino Del Fra (nel decennale della scomparsa) e alle ricerche svolte con Cecilia Mangini, sua compagna e grande documentarista. Negli anni sessanta realizzano L’inceppata e La passione del grano fino a Stendalì sul pianto funebre salentino e negli anni seguenti il loro interesse si allarga sulla società dei consumi in Come meravigliosi fuochi d’artificio e ai nuovi fenomeni giovanili che vengono letti ne La torta in cielo. Nel ’77 girano Antonio Gramsci : i giorni del carcere con uno strepitoso Riccardo Cucciolla (con un testo di Franco Fortini e la collaborazione di Lino Miccichè), a cui seguiranno opere sui radicali cambiamenti della società. Così come ha ben sottolineato l’autore, il riferimento è ai Comizi d’amore di pasoliniana memoria, che diventano Comizi d’amore 80 in cui come aveva fatto precedentemente il regista e scrittore “corsaro”, realizzano interviste su sesso, matrimonio, convivenza e abitudini famigliari. Le ultime parole di Grasso sono per Fata morgana, il treno degli emigranti, forse l’opera più rappresentativa di Del Fra (anche questo video è inserito nel cd allegato al libro): “con le stagioni e i volti che ritrae, l’umanità che ci consegna e le suggestioni che oggi suggerisce, finisce il viaggio in quel l’I ta lia che seppur oggi dimenticata continua a vivere nascosta e mimetizzata”.
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