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KURUMUNY EDIZIONI - DETTAGLIO RASSEGNA STAMPA:

Alias, 22-12-2007
Cristina Piccinno
L’altro set degli anni Sessanta

Le facce sembrano scolpite, stanche, preoccupate, antiche. Milano centrale, dal treno col nome quasi magico di Fata Morgana scendono uomini, ragazzi, donne, bambini: valigie gonfie, precarie, coperte, pacchi, la vita caricata su quei vagoni dai paesini del sud versoi il nord industriale del boom economico. Saranno operai, vivranno nelle baracche ai margini della città, qualcuno perfino in vecchi vagoni ferroviari dimessi. La domenica con l’abito buono vanno a passeggio ma soprattutto costruiscono le case. La voce fuori campo ci dice che gli occhi del boom li guardano male, che la loro è un’economia sorpassata, fuori modo, e quei ragazzini che finiscono nell’obiettivo sorridono ma hanno anche una tristezza infinita sul viso. Fata Morgana è un documentario di Lino Dal Fra, siamo nel 1961, il film vinse il Leone d’oro a Venezia, testo di Tommaso chiaretti, costruzione pittorica per una messa in scena della realtà curatissima, che impasta emozioni, ambienti, le vite dei migranti del sud d’Italia. E si inscrive in quell’urgenza di raccontare la realtà italiana che attraversa nelle sue parti meno riconciliate il nostro paese.
Ce ne parla in un bel libro Mirko Grasso, Scoprire l’Italia, edito dalla piccola ma combattiva casa editrice salentina Kurumuny (12.00 euro), è uno strumento molto utile per raccontare la scommessa di tutti coloro che in quegli anni si sono ribellati all’informazione omologata per indagare e costruire una trama del presente dentro ai suoi conflitti. Insieme al libro c’è un prezioso dvd con due cortometraggi, uno è appunto Fata Morgana, l’altro li Mali Mistieri (1963) di Gian Franco Mingozzi. Palermo e i poveri che sopravvivono con lavori impossibili.
Soprattutto nelle sue scelte molto lineari, il libro di Grasso ci dice come un certo documentarismo italiano, Del Fra, Mingozzi, Cecilia Mangini – della quale è presente una commovente lettera sul lavoro di Del Fra – De Seta e per certi aspetti lo stesso Pasolini sono parte appunto di un movimento complessivo: le inchieste sociali di riviste come Nuovi Argomenti che parlano degli operai alla Fiat. Il lavoro di giornalisti e scrittori come Anna Maria Ortese o Anna Garofalo, di Luciano Bianciardi che racconta i minatori della Maremma toscana, cosa significa spappolarsi i polmoni ogni giorno… è la Sicilia di Danilo Dolci, che ritorna anche nel film di Mingozzi. O le inchieste di Goffredo Fofi come L’immigrazione meridionale a Torino.
Ci dice in un suo testo sul film lo stesso Del Fra che il cinema di quel periodo (ma non solo) sembra aver cancellato l’emigrazione “biblica” degli anni ’50 e ’60 del popolo contadino verso l’Europa industriale. «fata Morgana è nato dalla volontà di gettare uno sguardo sui terroni accampati nelle coree delle città del nord cogliendone le condizioni di vita impensabili». Anche il libro di Grasso sembra nascere un po’ dalla stessa necessità, forse capovolta, o duplicata: farci conoscere una storia del nostro paese confusa nell’indistinto, come sarà poi nelle lotte degli anni Settanta, che anzi da qui si possono capire ancora meglio. Ma anche dirci di un cinema poco frequentato, e poco conosciuto, che è statoperò grandissimo perché ha composto una rete in profondità nel lavoro di narrazione della realtà. Cosaq significa, cosa cercare, copn quali mezzi: mettendo insieme scommesse diverse, contrastando la rappresentazione dominante per inventare ogni giorno nuovi spazi di immaginario.
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