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KURUMUNY EDIZIONI - DETTAGLIO RASSEGNA STAMPA:

Nuovo Quotidiano di Lecce, 06-03-2008
Gaetano Salvemini l'uomo il politico lo storico
L'esempio di Salvemini di Sergio Torsello

A cinquant’anni dalla morte, la complessa personalità di Gaetano Salvemini (Molfetta 1873 – Sorrento 1957), gode di una rinnovata fortuna. Sarà per la crescente richiesta di rigore morale di fronte ai guasti provocati dalla “casta”, o perché davanti al peggio che si ha sotto gli occhi inevitabilmente si ripensa al meglio che si è lasciato alle spalle, sta di fatto che i padri nobili dell’Italia repubblicana esercitano un fascino sempre più intenso. Al recente dibattito attorno alla multiforme eredità salveminiana contribuisce ora questo prezioso e raffinato volume, “Gaetano Salvemini l’uomo il politico lo storico” (sarà presentato il 14 marzo presso la sede del Consiglio regionale pugliese), curato da Mirko Grasso, uno dei più promettenti ricercatori non accademici locali, ed edito per i tipi di Kurumuny (pagg. 140 euro 18). Un’opera “multimediale”, com’è ormai consuetudine per la giovane e dinamica casa editrice salentina, nella quale spiccano il ricco corredo fotografico inedito (quasi una biografia per immagini che ripercorre i momenti salienti della vita del pensatore pugliese), e il cd audio che raccoglie le uniche registrazioni esistenti della voce dello storico: un ricordo di Pietro Godetti del ’55 e l’intervista alla Nbc del 1941 per il conferimento della cittadinanza americana. Completano il libro la ristampa degli interventi di Ernesto Rossi e Norberto Bobbio, prestigiosi (e compianti) epigoni del pensatore simbolo del liberalismo democratico italiano, e il denso, puntuale profilo bio-bibliografico di Sergio Bucchi, uno dei maggiori specialisti dell’opera salveminiana. Storico e polemista di razza, meridionalista appassionato, irriducibile antifascista, «Salvemini – ricorda Mimmo Franzinelli – rappresentò per Mussolini l’equivalente di Trockij per Stalin, vale a dire un intollerabile elemento di controinformazione». Mentore e guida “spirituale” per generazione di intellettuali, Salvemini esercitò, soprattutto negli anni dell’intenso magistero accademico a Firenze, una profonda influenza sulla cultura del suo tempo. Basti ricordare i nomi di Piero Gobetti, Carlo Rosselli, Ernesto Rossi, o quello dell’eclettico anarchico Camillo Berberi, vittima eccellente delle epurazioni staliniane nelle torbide giornate di Barcellona nel ’37, che pur lo annovera tra i suoi “maestri”. Frammenti e momenti di una vita straordinaria, affascinante, per quel misto inestricabile di lucidità intellettuale e tensione morale che ne fecero uno dei protagonisti del “secolo breve” italiano. Fervente moralizzatore della vita politica del suo tempo (celebre il suo pamphlet antigiolittiano, “Il ministro della malavita”), Salvemini è ancora oggi un luminoso esempio di impegno civile in difesa delle istituzioni e “degli ideali democratici”. Lo ricordava Norberto Bobbio in un suo scritto del ’69 qui opportunamente riproposto: «In una storia come la nostra, dove la democrazia è malferma ed esangue, sempre in pericolo di tirar l’ultimo fiato, un uomo come Salvemini diventa un simbolo». Come dire la fertile lezione salveminiana è ancora utile, forse addirittura necessaria. Oggi più che mai. E questo libro contribuisce a farne apprezzare l’altissimo valore.
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