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KURUMUNY EDIZIONI - DETTAGLIO RASSEGNA STAMPA:

Il Paese Nuovo, 12-08-2006
AA. VV Il Male di San Donato
E DI GIANNI RACCONT A “IL MALE DI SAN DONATO” di Eliana Forcignanò

Nel Salento l’attività editoriale ha conosciuto, soprattutto nell’ultimo ventennio, una ricca fioritura. Il bello e che le numerose case editrici presenti dalle nostre parti, pur coltivando l’obiettivo comune di promuovere la crescita del territorio, curano ciascuna un ambito differente, cosi da non rischiare sterili sovrapposizioni. E questo il caso di Kurumuny che, da tempo, ha uno sguardo privilegiato sulle tradizioni, i miti e i riti del Salento e sui coraggiosi autori che hanno scelto di indagare e raccontare una materia tanto complessa e, nel medesimo tempo affascinante. Ora, vi sono diversi modi e strumenti per raccontare qualcosa: il cinema, e in particolare, il cinema documentario è insieme modo e strumento al servizio del racconto. Al cinema la casa editrice Kurumuny ha deciso di porre particolare attenzione, prima con il libro di Mirko Grasso sulla regista Cecilia Mangini e il suo documentario Stendali, adesso con “Il Male di San Donato”, un volume dedicato all’omonimo documentario di Luigi Di Gianni, corredato di dvd del film e costituito da un ricco apparato di contributi critici. Entrambi i testi sono stati presentati al pubblico in apertura della manifestazione “Cinema del Reale” a Galatone: l’anno scorso e toccato a “Stendali”, quest’anno a “I1 Male di San Donato” che a “Stendali” non ha nulla da invidiare quanto a chiarezza espositiva e ricchezza della trattazione. Testimonianze di rilievo, fra le altre, quelle di Annabella Rossi, Gianluca Sciannameo, lo stesso Mirko Grasso e, dulcis in fundo, l’intervista di Luigi Chiriatti al regista Di Gianni. Viene ricostruita 1’atmosfera rurale, arcaica e magico-rituale dei giorni sei e sette agosto del 1965, quando Di Gianni, recatosi a Montesano su esortazione di Annabella Rossi, si trovò a contatto con il pieno rigoglio di quella che Sciannameo definisce “immaginazione magica” atta a fornire una risposta culturale alle difficoltà dell’esistenza – miseria, fatica, malattia– . San Donato, nelle credenze popolari, manda “le malattie di nervi” e le guarisce. I giorni sei e sette agosto a Montesano sono dedicati al pellegrinaggio dei malati – in prevalenza di sesso femminile, come accade per il morso della Taranta – che, raggiunta una cappella all’estrema periferia del borgo, invocano la grazia, contorcendosi dinanzi alla statua del santo ed emettendo alte grida. La grazia non è definitiva, ma ciclica: come per molti tarantati, anche i malatidi nervi ritorneranno l’anno successivo a chidere nuovamente il soccorso ultraterreno. L’opera di Di Gianni – non mancano di notare gli autori – si colloca in quella temperie storica successiva al ventennio fascista che mosse intellettuali, narratori, poeti e registi alla scoperta del Sud, oltre i falsi miti e gli stereotipi di comodo: scoperta e denuncia delle grame condizioni di esistenza in cui versava il ceto contadino nella terra “dopo Eboli”.
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