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KURUMUNY EDIZIONI - DETTAGLIO RASSEGNA STAMPA: |
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| quiSalento, 15-09-2009 |
| La storia costruita - storie di tabacchine grike a Sternatia nel Dopoguerra |
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Vita da tabacchine, lotte e fatica di Valeria Raho
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Tra le strade di Sternatia nessun rumore giunge dalle “cattedrali” del tabacco: alle lavoratrici operose e pazienti che per dieci, dodici ore consecutive siedono sugli scanni di un matroneo-prigione, non è consetito parlare, scambiare sguardi complici o intonare melodie che addolciscano i tempi di una faticosa funzione. A volte, parole minime, sibilate in griko, eludono il controllo delle mescie, officianti severe, e superata una cortina di lunghi capelli corvini, raggiungono una campagna vicina che, a labbra serrate, scioglie un’ostia di pane raffermo sul palato. Di tanto in tanto qualche preghiera, catartico rifugio, rompe la monotonia del silenzio e le tabacchine diffonondono nella chora le loro voci, meste come una litania, seguitando a imbastire le nserte da essiccare.
Sono stralci di vita vera, amara e dolorosa le storie raccontate da Gianni De Santis, Giorgio Vincenzo Filieri ed Eugenio Imbriani in La storia costruita, miscellanea di saggi brevi, colloqui e immagini che ri-compongono la galleria storica di una piccola comunità della Grecìa Salentina attraverso racconti, ritratti e docuementi rispolverati dai cassetti, fisici e della memoria, di tabacchine di Sternatia. Su un cannovaccio di base asciutto e incalzante, le interviste realizzate da sei giovani lauereate, perdono da subito il carattere di schede tecniche per lasciarte spazio all’imprevista incursione di testimoni oculari o al dilagare dei ricordi: nelle corversazioni, riportate fedelmente nel corpo del testo, si sente il timore “reverenziale” che le tabacchine di Sternatia continuano a nutrire, persino nel ricordo, nei confronti di mesce e concessionari. La commemorazione, mista a nostalgia, per un mondo che, negli anni della ricostruzione post-bellica, ha cambiato la loro esistenza e la geografia di una regione.
Lavoro certosino, minuzioso, ripetitivo: lavoro da donne. All’interno di un poligono segnato dalla presenza di quattro opifici nel cuore della chora, la vita di due intere generazioni appare scandita dai tempi cicli della raccolta del tabacco e delle sue fabbriche, che hanno significato per madri, mogli, sorelle, figlie impiegate nei campi, sviluppo economico ma anche emancipazione forzata e lotte sanguinose per la difesa dei propri diritti. Un pedaggio di dolore che le comunità salentine devono alle battaglie silenziose di queste donne grike, nella cui lingua “lavorare” deriva dal greco “lottare”.
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