|
|
|
|
KURUMUNY EDIZIONI - DETTAGLIO RASSEGNA STAMPA: |
|
|
| Extra Magazine, 18-09-2009 |
| Il Cinema Salvato dal Sud |
|
Non un film questa settimana, ma un libro di Rita Picchi di Gianluca Sciannameo
|
Il cinema da salvare è quello italiano. Rita Picchi si chiede se il ruolo del salvatore sarà ricoperto dal nostro Meridione. Domanda provocatoria che, alla fine di questo libro edito da Kurumuny, rimane volutamente senza una risposta definitiva.
Rita Picchi, critica e autrice di teatro, ragiona in questo suo appassionato lavoro sul futuro possibile
della nostra industria cinematografica scegliendo il punto di vista privilegiato di alcuni autori meridionali. Attraverso l’analisi tematica dei protagonisti, come Rubini, Winspeare, Roberta Torre, e altri, Rita Picchi propone una sorta di viaggio che a ritroso, ma con lo sguardo rivolto sempre al futuro, fino alle origini di un approccio cinematografico al Sud e al contributo tematico dell’etnologo Ernesto de Martino al cinema italiano.
Se è vero, come scrive la regista Cecilia Mangini nell’introduzione, che il cinema ha rappresentato un «tramite continuamente rinnovato di riscontro del reale», una finestra sulla contemporaneità e l’occasione per un confronto critico con il percorso a volte accidentato della nostra società, Rita Picchi propone una riscoperta di questo ruolo. Troppo spesso, da spettatori abbiamo provato in questi ultimi anni una eccessiva distanza fra temi e personaggi sullo schermo e la nostra quotidianità.
Scorrendo i titoli prodotti negli ultimi anni è facile notare infatti che, pur realizzati con una discreta qualità, fondamentalmente i film italiani parlano di un paese che non esiste. Raccontano per lo più di storie d’amore, con protagonisti giovani trentenni in affanno, confusi, mediamente benestanti e alle prese con il loro piccolo mondo e i loro problemi esistenziali. Senza grandi ideali, con la politica sfumata sullo sfondo, il cinema italiano ci ha proposto storie indolore, incapaci di turbare o scandalizzare nessuno, ma che piuttosto placidamente si confondono tra loro. Goffredo Fofi scriveva già vent’anni fa invece che «il cinema più vitale è quello dei paesi in cui le contraddizioni sono esplosive, soprattutto nel Sud». Ad un cinema distratto si è contrapposto quindi un cinema periferico, lontano dalle capitali del grande schermo, e in virtù di questa lontananza capace di cogliere le contraddizioni dell’esistenza. «Forse – scrive Rita Picchi – questa arte bisognerebbe trovare un modo per renderla viva. Contaminarla con gli umori, con gli odori del corpo spesso sgradevoli e maleodoranti, e con i vuoti della mente, i corto circuiti improvvisi: una porzione di irrazionalità insostenibile e il coraggio di sporcarsi davvero le mani».
È un cinema, quello raccontato da Rita Picchi, che si nutre di un Sud inteso come luogo delle radici e dell’anima, luogo capace ancora di turbare la visione, proponendosi come sguardo altro sul reale. È un cinema intriso degli studi antropologici di Ernesto de Martino, animati da rigore scientifico e passione civile. E da quello stesso desiderio di anticonformismo che spinse alcuni giovani documentaristi negli anni Cinquanta e Sessanta, a tentare il racconto del Sud dei grandi cambiamenti economici e sociali del cosiddetto boom economico, con lo stesso piglio polemico e con la medesima grande passione civile. Gli esempi citati sono tanti, da Stendalìdi Cecilia Mangini, ricostruzione documentaria di una lamentazione funebre, ai film di ispirazione antropologica di Luigi Di Gianni.
L’esigenza quindi, se il cinema italiano vuole salvarsi, è quella di allontanarsi da schemi convenzionali e prestabiliti, riscoprendo le radici culturali e antropologiche che non senza sorprese, accomunano anche registi lontani fra loro negli anni. Rita Picchi lo fa per esempio sottolineando il legame, tematico e di luoghi, che c’è fra il Gianfranco Mingozzi del documentario La Taranta e
Edoardo Winspeare autore di Pizzicata e Sangue vivo.
Alla fine l’autrice non scioglie il dubbio, vedremo se lo schermo saprà ritrovare quella forza e quel coraggio, se gli autori del nostro cinema sapranno produrre film ineducati, mal pensanti, politicamente scorretti ma assolutamente necessari. Quello che è certo però che il Sud saprà essere ancora una grande occasione per chi avrà occhi curiosi e coraggiosi.
|
|
|
 |
|
|
|