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KURUMUNY EDIZIONI - DETTAGLIO RASSEGNA STAMPA:

La Gazzetta del Mezzogiorno, 27-12-2009
Le ragioni della Passione di Antonio Errico
Antonio Errico E l’avventura del sapere di Daniela Pastore

Il sapere, la sete di conoscenza, il racconto infinito e circolare del destino umano. E’ ancora una volta un viaggio quello che lo scrittore Antonio Errico propone ai suoi elettori. Ma questa volta non è fra i misteri della Puglia e le gesta dei suoi protagonisti, bensì un cammino alla ricerca di un senso profondo di due attività attorno alle quali l’uomo ha costruito la sua civiltà: l’arte di insegnare e la capacità di apprendere. Tra questi due poli, un variopinto mosaico di riflessione sul novecento e le sue eredità, sul ruolo della scuola nel terzo millennio, sulla tecnologia, sul valore e il senso dei libri, sulla scrittura, sulla narrazione, sull’ascolto.
E’ un saggio snello ma denso, poliedrico, labirintico, colto, poetico, “Le ragioni della passione”, sottotitoli “approdi e avventura del sapere” (pagg. 114, 12 euro, edizioni Kurumuny). Sei Capitoli che formano una mini galassia sull’infinito sortilegio dell’apprendimento. Si intitola le ragioni della passione. “Si intitola le ragioni della passione perchè ogni passione ha la sua ragione, il suo “quid”, magari non evidente, eppure fondamentale – spiega Errico- e allo stesso tempo ogni ragione ha la sua passione, cela nelle sue profondità un pathos che la anima e la motiva”. Pagine narrate con saudente levità, in cui alle istituzioni dello scrittore si mescolano le esperienze del dirigente scolastico (Errico è preside di un liceo) che si interroga sul ruolo della scuola in una società sempre più complessa e tecnologica. “Un ruolo che nonostante attacchi e denigrazioni, rimane fondamentale e insostituibile – incalza Errico – poiché nelle aule ogni giorno si ripete il miracolo di un ragazzo che scopre il senso della vita e impara a vedere il proprio destino riflesso in quello degli altri”. Ci sono le citazioni colte, una carrellata di nomi immensi: Shakespeare, Bunuel, coleridge, Keats, Joice, Virginia Wolf, con le loro perle di saggezza. Ed i timori di un secolo che pensa sempre più in byte “abbiamo venduto le nostre anime alla tecnologia – fa spallucce – Ne facciamo un uso smodato. Internet è uno strumento fondamentale, anche se non sempre attendibile. Quello che mi spaventa è l’abbuffata di social network. Sono convinto relazionarsi attraverso facebook porti ad una lenta e costante perdita di umanità”.
Dalle pagine emerge sovrano il monito alla lettura, meglio alla rilettura dei libri. “Ho ripreso centinaia di volte “Dialoghi con Leucò” , di Cesare Pavese , e “Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta” di Robert M. Pirsig. Testi straordinari”.
Dunque, il racconto e l’ascolto. L’autore ne sottolinea la feconda, inarrestabile magia. “Per narrare occorre che ci sia qualcuno che ascolti – scrive – che si verifichi l’intreccio di due diverse tensioni, due diverse maniere di stabilire il rapporto con la vita e con la storia, con la verità e la menzogna, con il viaggio e con la morte”. Ecco il tema del cammino che ritorna, cifra fondamentale della narrativa di Errico. Che sia fra i vapori onirici di Finibusterrae e fra gli scaffali polverosi di una biblioteca, poco importa. Giacchè, come ricorda Josif Brodskij, anche il libro”è un mezzo di trasporto attraverso lo spazio dell’esperienza alla velocità della voltata della pagina.
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